Nòstoi a Fabriano: aree interne, ritorni e sviluppo locale

Nei giorni scorsi, presso la Biblioteca Multimediale R. Sassi – Sala Pilati di Fabriano, ho avuto l’occasione di presentare il libro Nòstoi – Ritorni, scritto insieme a Carlo Brunelli, con i contributi di Jacopo Angelini e Andrea Catorci.

L’incontro, patrocinato dal Comune di Fabriano, è stato moderato da Daniele Salvi e ha visto la partecipazione di Maura Nataloni, Assessore alla Bellezza del Comune di Fabriano.

È stata una nuova tappa di un percorso di riflessione dedicato ai territori interni dell’Appennino centrale, allo spopolamento, ai ritorni possibili e alla necessità di immaginare nuovi modelli di sviluppo locale.

Fabriano come città di confine

Presentare Nòstoi a Fabriano ha avuto un significato particolare.

Fabriano non è certamente un’area interna in senso stretto, ma rappresenta una città di confine e di riferimento, attorno alla quale gravitano molti borghi dell’Appennino. È uno di quei luoghi che mettono in relazione territori diversi: la città, la montagna, le frazioni, i piccoli comuni, le aree produttive, le comunità locali.

Per questo parlare di aree interne a Fabriano non significa parlare di qualcosa di lontano, marginale o separato. Significa affrontare un tema che riguarda direttamente il futuro di un’intera area vasta, fatta di relazioni sociali, economiche, culturali e territoriali.

Il senso di Nòstoi

Il termine Nòstoi richiama il ritorno. Ma il libro non vuole raccontare il ritorno in modo nostalgico.

Il ritorno, per noi, non è semplicemente il gesto di chi rientra nel proprio paese d’origine. È una categoria più ampia, che riguarda il modo in cui una comunità può ritrovare senso, progettualità e capacità di futuro.

Nei territori interni, il tema non è solo quello dello spopolamento. Certo, la perdita di abitanti, servizi, scuole, presidi sanitari e opportunità lavorative resta una questione centrale. Ma fermarsi alla descrizione della crisi rischia di produrre soltanto rassegnazione.

La vera domanda è un’altra: quali condizioni possiamo costruire perché restare, tornare o arrivare in questi territori torni a essere una scelta possibile?

Aree interne, comunità e sviluppo locale

Durante l’incontro abbiamo provato a ragionare proprio su questo punto.

Le aree interne non possono essere considerate solo come luoghi fragili, marginali o destinati al declino. Sono territori che conservano competenze, relazioni, paesaggi, patrimoni culturali e potenzialità produttive che spesso non vengono pienamente riconosciute.

Serve però un cambio di prospettiva.

Non basta parlare di turismo, di borghi o di bellezza. Questi elementi sono importanti, ma non possono essere l’unica risposta. Un territorio vive se riesce a tenere insieme lavoro, servizi, scuola, sanità, infrastrutture, cultura, impresa, ambiente e qualità della vita.

Lo sviluppo locale non nasce da una singola iniziativa, ma da una visione condivisa. Richiede continuità, capacità amministrativa, collaborazione tra pubblico e privato, coinvolgimento delle comunità e una nuova attenzione politica verso le aree lontane dai grandi centri.

Il diritto di restare e la possibilità di tornare

Uno dei temi centrali di Nòstoi è il rapporto tra chi resta, chi parte e chi torna.

Per troppo tempo la partenza è stata raccontata come una scelta inevitabile. Chi voleva studiare, lavorare, crescere professionalmente o costruire un percorso personale spesso ha dovuto lasciare il proprio territorio.

Ma una comunità non può vivere solo di partenze. E non può nemmeno chiedere alle persone di restare senza offrire condizioni reali di vita, lavoro e futuro.

Il punto non è trattenere le persone per nostalgia. Il punto è creare le condizioni perché restare sia una possibilità dignitosa, e perché tornare non sia percepito come un arretramento, ma come una scelta di valore.

In questo senso, i ritorni non riguardano soltanto chi rientra fisicamente in un paese. Riguardano anche il ritorno di attenzione, investimenti, idee, competenze e responsabilità verso territori che per troppo tempo sono stati considerati periferici.

Una questione italiana ed europea

Parlare di aree interne significa parlare di una parte decisiva del futuro dell’Italia.

Molte delle sfide che attraversano il nostro tempo passano proprio da questi territori: il riequilibrio demografico, la qualità dei servizi, il rapporto tra città e aree rurali, la transizione ecologica, la gestione del paesaggio, la tenuta delle comunità locali, la coesione sociale.

Ma è anche una questione europea.

Il tema della coesione territoriale, del diritto a vivere nei luoghi, della valorizzazione delle aree rurali e della riduzione dei divari tra territori è sempre più centrale nel dibattito europeo. Le aree interne non sono un’anomalia italiana: sono parte di una grande questione continentale, che riguarda il futuro delle comunità, delle regioni e delle democrazie locali.

Un percorso che continua

La presentazione di Fabriano è stata un’altra occasione per portare avanti una riflessione che non vuole restare chiusa nelle pagine di un libro.

Nòstoi – Ritorni nasce per aprire un confronto. Con le amministrazioni, con le comunità, con chi vive nei territori, con chi li ha lasciati, con chi vorrebbe tornarci, con chi prova a immaginare nuove forme di sviluppo.

Le aree interne non hanno bisogno solo di essere raccontate. Hanno bisogno di essere pensate, governate e rimesse al centro di una visione politica, economica e culturale più ampia.

Perché il futuro dei piccoli territori non riguarda soltanto chi li abita. Riguarda il modo in cui immaginiamo il futuro dell’intero Paese.

Nòstoi a Fabriano: aree interne, ritorni e sviluppo locale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su