Per capire che cosa sia un’area interna non è necessario partire da una definizione astratta. Si può partire da Sassoferrato, dalla distanza dai principali centri, dalle difficoltà nei collegamenti e dalla necessità di conservare servizi e opportunità per chi vuole continuare a vivere e lavorare nel territorio.
La Strategia Nazionale per le Aree Interne, conosciuta con l’acronimo SNAI, nasce proprio per affrontare queste condizioni. Il suo obiettivo è migliorare la qualità dei servizi e creare nuove possibilità di sviluppo nei territori più lontani dai principali centri urbani.
Non si tratta quindi soltanto di finanziare singole opere o promuovere qualche borgo. La strategia per le aree interne prova a collegare sanità, istruzione, mobilità, lavoro, imprese, ambiente e qualità della vita all’interno di una visione territoriale comune.
Che cosa si intende per area interna?
Un’area interna non è necessariamente una zona isolata, montana o poco abitata.
La classificazione utilizzata dalla SNAI si basa soprattutto sulla distanza dai centri che offrono contemporaneamente alcuni servizi essenziali:
- un’offerta scolastica completa;
- una struttura sanitaria dotata di servizi di emergenza;
- una stazione ferroviaria con collegamenti adeguati.
I comuni vengono così classificati come poli, poli intercomunali, aree di cintura, intermedi, periferici o ultraperiferici.
Sono considerate aree interne soprattutto quelle che si trovano a una distanza significativa dai principali centri di erogazione dei servizi. La distanza non rappresenta soltanto un dato geografico: incide sulla vita quotidiana, sulle possibilità di accesso alle cure, sulla frequenza scolastica, sugli spostamenti per lavoro e sulla capacità di attrarre nuove attività.
Il tema, quindi, non riguarda semplicemente la dimensione dei comuni. Riguarda il rapporto tra le persone, i territori e i servizi necessari per esercitare pienamente i propri diritti.
Che cos’è la Strategia Nazionale per le Aree Interne?
La Strategia Nazionale per le Aree Interne è una politica territoriale introdotta nella programmazione nazionale nel 2014 e confermata nel ciclo europeo 2021-2027.
La strategia parte dalla consapevolezza che i problemi delle aree interne non possano essere risolti attraverso finanziamenti occasionali o interventi separati. Ogni area deve costruire una propria strategia, partendo dai bisogni reali della popolazione e dalle risorse presenti nel territorio.
La SNAI combina quindi due dimensioni principali:
- il miglioramento dei servizi essenziali;
- la costruzione di opportunità economiche e di sviluppo locale.
La logica è semplice: un territorio non può svilupparsi senza scuole, sanità e collegamenti adeguati, ma i servizi non possono essere mantenuti nel tempo senza popolazione, lavoro e attività economiche.
La Strategia Nazionale per le Aree Interne cerca di tenere insieme questi due aspetti, superando una visione composta da singoli progetti privi di collegamento.
Quali sono gli obiettivi della strategia per le aree interne?
Gli obiettivi principali della strategia riguardano il miglioramento della qualità della vita, il contrasto alla marginalizzazione e la creazione di nuove opportunità per le comunità locali.
Migliorare i servizi essenziali
Il primo obiettivo riguarda sanità, istruzione e mobilità.
Vivere in un’area interna non dovrebbe significare impiegare tempi eccessivi per raggiungere una struttura sanitaria, una scuola o una stazione ferroviaria. La distanza dai servizi può diventare una delle principali cause di abbandono dei piccoli comuni, soprattutto per le famiglie e per le persone anziane.
La SNAI cerca quindi di individuare soluzioni adatte alle caratteristiche di ogni territorio. Gli interventi possono riguardare, ad esempio, la medicina territoriale, il trasporto a chiamata, i servizi scolastici condivisi, la digitalizzazione e il rafforzamento dei collegamenti.
In questo processo hanno un ruolo decisivo anche le reti stradali, ferroviarie e digitali. Ho approfondito questo aspetto nell’articolo dedicato alle infrastrutture necessarie per lo sviluppo delle aree interne.
Creare lavoro e opportunità economiche
Il secondo obiettivo riguarda lo sviluppo delle aree interne.
Ogni territorio deve individuare le proprie risorse e costruire una strategia coerente con le sue caratteristiche. Le opportunità possono riguardare l’agricoltura, l’artigianato, le produzioni locali, la manifattura, il turismo sostenibile, i servizi alla persona, la cultura, il lavoro digitale e la nascita di nuove imprese.
Il turismo può rappresentare una componente importante, ma non può essere considerato l’unica soluzione. Un territorio rimane vivo quando esistono attività economiche diversificate e possibilità di lavorare durante tutto l’anno.
Anche il marketing territoriale deve essere inserito all’interno di questa visione. Non serve soltanto a promuovere una destinazione, ma può aiutare un territorio a definire il proprio posizionamento, coordinare gli attori locali e attrarre persone, competenze e investimenti.
Su questo tema è possibile leggere l’approfondimento sulle strategie di marketing territoriale per valorizzare le aree interne.
Contrastare lo spopolamento
Lo spopolamento è uno degli effetti più evidenti delle difficoltà vissute da molti territori interni.
Quando diminuiscono i servizi, si riducono le opportunità lavorative e aumentano i tempi necessari per gli spostamenti, soprattutto i giovani e le famiglie tendono a trasferirsi. La perdita di popolazione rende poi più difficile mantenere scuole, attività commerciali, trasporti e presidi sanitari.
Si crea così un circolo vizioso: meno abitanti significano meno servizi e meno servizi spingono altre persone ad andarsene.
La Strategia Nazionale per le Aree Interne cerca di interrompere questo processo. L’obiettivo non può essere semplicemente quello di convincere le persone a rimanere. È necessario creare condizioni concrete affinché restare, tornare o trasferirsi in questi territori rappresenti una scelta possibile.
Rafforzare la collaborazione tra i Comuni
Molti piccoli comuni non dispongono singolarmente delle risorse economiche, amministrative e professionali necessarie per progettare e gestire interventi complessi.
Per questo motivo la SNAI si sviluppa attraverso aree formate da più comuni. Le amministrazioni devono individuare problemi comuni, definire una strategia condivisa e collaborare nella gestione dei servizi e degli interventi.
Sanità, mobilità, istruzione, promozione territoriale e sviluppo economico non possono essere organizzati efficacemente rispettando soltanto i confini amministrativi di ogni comune.
La dimensione sovracomunale non significa cancellare le identità locali. Significa riconoscere che alcuni problemi possono essere affrontati soltanto attraverso una collaborazione territoriale stabile.
La SNAI nelle Marche e il caso di Sassoferrato
La SNAI nelle Marche comprende diverse aree distribuite lungo il territorio appenninico regionale.
Sassoferrato fa parte dell’area denominata Appennino Basso Pesarese e Anconetano, insieme ad Acqualagna, Apecchio, Arcevia, Cagli, Cantiano, Frontone, Pergola, Piobbico e Serra Sant’Abbondio.
Nella classificazione SNAI, Sassoferrato è indicato come comune periferico. Questo non rappresenta un giudizio sul valore del territorio, ma descrive la sua distanza dai principali centri di erogazione dei servizi.
Sassoferrato condivide con gli altri comuni dell’area diversi problemi: la riduzione della popolazione, l’invecchiamento demografico, le difficoltà nei collegamenti, la necessità di mantenere i servizi e la ricerca di nuove opportunità economiche.
Allo stesso tempo, il territorio possiede risorse ambientali, culturali, produttive e sociali che possono diventare la base di una strategia comune.
Pensare Sassoferrato isolatamente sarebbe quindi un errore. Molte soluzioni possono essere costruite soltanto attraverso un rapporto più stretto con gli altri comuni dell’Appennino marchigiano.
Ho affrontato questa dimensione anche nell’intervento dedicato ad aree interne delle Marche, lavoro e sviluppo.
Chi gestisce oggi la Strategia Nazionale per le Aree Interne?
Per molti anni uno dei principali riferimenti istituzionali è stata l’Agenzia per la coesione territoriale.
L’Agenzia è stata soppressa dal 1° dicembre 2023 e le sue funzioni sono state trasferite al Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Chi cerca online espressioni come ministero per la coesione territoriale o ministero coesione territoriale può trovare pagine e documenti riferiti a precedenti organizzazioni governative.
Oggi il riferimento amministrativo nazionale è il Dipartimento per le politiche di coesione e per il Sud. La Cabina di regia per lo sviluppo delle aree interne svolge invece funzioni di indirizzo, coordinamento, approvazione delle strategie territoriali e monitoraggio degli interventi.
Nel luglio 2025 è stata approvata la versione aggiornata del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027, che definisce la governance e il quadro di riferimento nazionale della strategia.
Dove trovare la piattaforma e i documenti sulle aree interne?
Chi cerca una piattaforma aree interne può utilizzare la sezione ufficiale dedicata alla Strategia Nazionale per le Aree Interne.
Il portale mette a disposizione:
- la mappa delle aree interne;
- l’elenco dei comuni e la relativa classificazione;
- gli OpenKit con dati e indicatori territoriali;
- i dossier regionali;
- le strategie delle singole aree;
- le informazioni sulla governance;
- le dashboard relative all’approvazione e all’attuazione degli interventi.
Questi strumenti non sono utili soltanto alle amministrazioni. Possono essere consultati anche da cittadini, associazioni, ricercatori e imprese per comprendere meglio le caratteristiche dei territori e verificare le politiche programmate.
Per le Marche è disponibile anche il dossier regionale dedicato alle aree SNAI, nel quale sono riportati la composizione delle aree, la classificazione dei comuni e alcuni indicatori demografici, economici e territoriali.
Una strategia che deve diventare concreta
La Strategia Nazionale per le Aree Interne rappresenta un tentativo importante di affrontare problemi che per troppo tempo sono stati considerati inevitabili.
Una strategia, tuttavia, produce risultati soltanto quando diventa comprensibile e riconoscibile per chi vive nei territori. Non basta approvare documenti o assegnare risorse. È necessario verificare che gli interventi migliorino realmente i servizi, creino opportunità di lavoro e rendano più semplice la vita quotidiana.
Per Sassoferrato e per le altre aree interne delle Marche la sfida consiste nel trasformare una classificazione amministrativa in una visione condivisa.
Una visione capace di collegare servizi, economia, ambiente, cultura e comunità, creando nuove possibilità per chi rimane e per chi desidera tornare. È anche il tema al centro del percorso raccontato in Nòstoi, tra aree interne, ritorni e sviluppo locale.
Non servono soluzioni miracolose. Occorre partire dai bisogni reali, costruire progetti credibili e mettere in relazione le competenze presenti nel territorio.
È la stessa impostazione dalla quale è nato anche il progetto Il territorio che vorrei: non limitarsi a raccontare le difficoltà, ma provare a immaginare e progettare un futuro possibile.